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Città: Valmontone (Roma) - 00038

Il Palazzo e l’adiacente Collegiata dell’Assunta rappresentano oggi le uniche strutture superstiti dell’antico nucleo urbano della città di Valmontone, quasi del tutto rasa al suolo dai bombardamenti ed in seguito ricostruita con criteri che ne hanno profondamente snaturato l’assetto originario. Quando nel 1651 Camillo Pamphilj, nipote dell’allora pontefice Innocenzo X, acquistò da Francesco Barberini il feudo di Valmontone eleggendolo a propria residenza extraurbana, la sua era senz’altro la famiglia più potente della Roma di quegli anni. Nel punto più alto del borgo, su delle preesistenze oggi di difficile individuazione, il principe aveva intenzione di realizzare un progetto talmente ambizioso che fu definito dalle cronache dell’epoca ‘città panfilia’. Camillo desiderava creare uno spazio in cui ritirarsi dalle tensioni cittadine e dove gli fosse consentito un contatto diretto con i suoi sudditi. L’esedra del cortile interno suggerisce infatti l’idea di un teatro in cui i rapporti umani e la vita del borgo si svolgono in una dimensione armonica. Nel 1652 si diede avvio alla quasi totale demolizione dell’antico castello Sforza - già dei Conti di Valmontone - e nel 1654 iniziarono i lavori per il nuovo palazzo ultimati nel 1670 circa. L’architetto responsabile del progetto originario è il gesuita Benedetto Molli mentre, a partire dal 1666, il cantiere fu affidato ad Antonio Del Grande (1607 ca. - 1679 ca.). Il ciclo di affreschi conservato al piano nobile del palazzo fu eseguito tra il 1658 ed il 1661 e rappresenta uno degli esempi più significativi della pittura romana della metà del Seicento. Il ciclo si articola attraverso gli ambienti del primo piano ed interessa essenzialmente le volte, ad esclusione del Salone del Principe in cui l’intera superficie parietale è dipinta a trompe l’oeil. L’iconografia è incentrata sulle allegorie dei quattro Elementi e dei quattro Continenti, programma che, per la elaborata ricchezza di riferimenti, fa supporre l’influenza e l’intervento diretto di un colto committente.
All’esecuzione degli affreschi di Valmontone Camillo chiamò artisti di grande fama quali Pier Francesco Mola, Gaspard Dughet, Guglielmo Cortese, Francesco Cozza e Mattia Preti. Il ciclo affrescato fa parte del percorso di visita del Museo di Palazzo Doria Pamphilj, inaugurato nel 2003 per documentare e illustrare i siti rinvenuti nel corso degli scavi preliminari ai lavori di realizzazione della Linea TAV che attraversa il territorio di Valmontone. La collezione esposta, corredata da un ricco apparato didattico, abbraccia un arco cronologico che spazia dal IV secolo a. C. al IV d. C. All’interno del Palazzo Doria Pamphilj è allestita la Biblioteca Comunale “Giuseppe Caiati” e l’Archivio Storico Comunale “Giuseppe Ballarati”